Scheda: Remote ID obbligatorio
In una riga
L'identificazione remota diretta trasmette in broadcast locale i dati di chi sta volando ed è obbligatoria per le classi C1, C2, C3, C5 e C6 e per tutte le operazioni in categoria Specific.
Da quando
Dal 1° gennaio 2024, insieme alla fine del periodo transitorio per i droni senza marcatura di classe.
Cosa cambia
Un drone conforme diffonde via Wi-Fi o Bluetooth il codice di registrazione dell'operatore, un numero di serie univoco, posizione e quota del mezzo, velocità, posizione del pilota o del punto di decollo e un riferimento temporale. Chi opera in Specific con un drone privo della funzione deve installare un modulo esterno certificato. In categoria Open con droni C0 e C4 il requisito non si applica.
L'approfondimento
Il Remote ID è una targa che si legge a distanza. Non registra nulla su un server, non chiede una connessione a internet e non richiede un abbonamento: emette localmente un pacchetto di dati che chiunque, con un'applicazione compatibile, può ricevere nel raggio della portata radio.
Che cosa non è
Va tenuto separato dall'identificazione di rete, la network remote identification, che è un servizio dello U-space e non un requisito di prodotto: quella funziona attraverso un fornitore di servizi e copre porzioni di spazio aereo designate. Il Remote ID diretto sta dentro il drone, o in un modulo agganciato al drone, e funziona ovunque.
Su quali mezzi
L'obbligo segue la marcatura di classe. Le classi C1, C2, C3, C5 e C6 lo prevedono tra i requisiti di prodotto, insieme alla geo-awareness, cioè alla funzione che avverte il pilota quando il mezzo si avvicina o entra in una zona geografica UAS. Le classi C0 e C4 ne sono escluse: la prima perché sotto i 250 grammi il rischio è considerato minimo, la seconda perché è pensata per l'aeromodellismo tradizionale, senza modalità di controllo automatico.
La regola che vale a prescindere dalla classe
In categoria Specific il Remote ID è richiesto per tutte le operazioni, comprese quelle che si svolgevano sotto gli scenari standard nazionali allora vigenti. Per i mezzi non marcati impiegati in Specific la soluzione è l'add-on: moduli esterni certificati che replicano la trasmissione richiesta e vanno installati e alimentati secondo le indicazioni del fabbricante.
Perché è stato introdotto
La finalità dichiarata è di sicurezza e di ordine pubblico: permettere a un operatore di polizia, a un gestore aeroportuale o a un altro pilota di sapere chi sta volando e da dove, senza dover risalire a un registro. È anche il presupposto tecnico di qualunque servizio futuro di gestione del traffico a bassa quota, perché senza identificazione non c'è separazione automatica.
Che cosa deve fare il pilota
Poco, se il mezzo è conforme: il codice di registrazione dell'operatore va inserito una volta nelle impostazioni e la trasmissione parte da sola. Gli errori ricorrenti sono due, e sono banali. Il primo è lasciare vuoto quel campo, o compilarlo con il numero di serie invece che con il codice rilasciato dal portale nazionale. Il secondo è dimenticare l'aggiornamento del firmware su mezzi acquistati prima del 2024 ma già predisposti, in cui la funzione arriva con una versione successiva del software.
La fonte
Documento consultato per questa scheda.